Viaggio in Venezuela zaino in spalla

"Partire é la più bella e coraggiosa di tutte le azioni. Una gioia egoistica forse, ma una gioia, per colui che sa dare valore alla libertà. Essere soli, senza bisogni, sconosciuti, stranieri e tuttavia sentirsi a casa ovunque, e partire alla conquista del mondo." (Isabelle Eberhardt)


 
la galleria fotografica
by Massimo


 

periodo 26 luglio -
22 agosto 2006
km percorsi ...
costo  
a cura di... Massimo Marzani


   

Ciao ragazzi, scrivo per conto di quattro viaggiatori , Massimo, chi scrive, Marina , la mia ragazza , Mariangela e Sergio, due amici incontrati per caso con i quali abbiamo condiviso circa un mese di esperienze in un affascinante paese, la piccola Venezia come è stata battezzata 500 anni fa, Venezuela come la conosciamo oggi. Scrivo in quanto chi lo ha fatto prima di me mi ha dato l’opportunità, con le proprie esperienze, di fornirmi  preziose informazioni per organizzare al meglio il viaggio. Inizierò con delle premesse per poi continuare con la didascalica cronaca del tragitto effettuato, dei prezzi che questo hanno accompagnato e le considerazioni che ovviamente non possono che essere personali.
Denaro:   La moneta ufficiale è il Bolivar, che per scelta di politica economica dell’attuale governo, è stata forzosamente agganciata ad un cambio fisso di 2150 Bolivares per Dollaro americano. Credo sia una mossa per contenere un alto tasso di inflazione, problema comune a molti paesi “ ad economie deboli”, che trova però in disaccordo molti economisti e buona parte dei venezuelani. E’ possibile, nelle Casse di Cambio, convertire in Bolivares, Dollari ed Euro ma non il contrario per evitare che fiumi di denaro lascino il paese in cerca di sicurezza o presunta tale. Tutto questo ha fatto si che si formasse un mercato parallelo (nero) di compravendita di Dollari ed Euro soggetto alle leggi non scritte dell’economia di mercato. Più ti serve e più sei disposto a pagare. Meno ce n’è e più costa. Mi asterrò dal giudicare, perché lo farei per simpatie politiche, materia quest’ultima che mi appassiona,  o per sommi capi un paese che conosco relativamente poco. Chi volesse approfondire troverebbe fiumi di libri sulla sociostoriaeconomica dell’america latina nella quale il Venezuela si inserisce a pieno titolo ( …ma si mi sbilancio e vi suggerisco qualche autore, Sepulveda, Allende, Rifkin, Chomsky, Galeano…). Le quotazioni del Dollaro americano e dell’Euro, al nero, sono ( alla data  30/08/2006) rispettivamente di circa 2400/2500 e 2900/3000, queste quotazioni diminuiscono notevolmente, per la presenza di molti turisti, a Caracas e Los Roques dove i cambi si avvicinano molto a quelli ufficiali. I pagamenti con carta di credito sono diffusamente possibili ma malvolentieri accettati per le alte commissioni ai quali sono sottoposti  (questa la spiegazione avanzataci). Travel Cheques difficilmente cambiabili se non al costo di lunghe file in banca.
Einstein non era un genio!:    C’è chi non si spiega come il noto fisico sia potuto arrivare a tanto, per me la cosa è molto più semplice. E’ stato in Venezuela! Ha sicuramente chiesto i tempi di percorrenza di un qualsiasi tragitto in autobus, sicuramente al conducente, al co-conducente , a qualche passeggero, ed ha tratto le somme. Il tempo è relativo. Quanto vale un’ora in Venezuela? Dipende. Va dai 50 minuti all’ora e 30. Fantastico!
La birra:   La birra in Venezuela è buonissima, molto apprezzata e venduta in formati incredibili, c’è la bottiglietta da 222 cc,  265,  328,  355, 387,4 e 413 per radice di 3. .. e non saprete mai quella che vi capiterà.
Indicazioni: Se chiedete indicazioni vale la regola di cui sopra, lo stesso posto può essere avanti 2 quadre sulla sinistra oppure indietro 3 sulla destra, poi scegliete voi quello più comodo.
I Puri-Puri:   Il Puri-Puri, credo che al singolare faccia così, è qualcosa che punge ma non esiste, è una leggenda metropolitana, è una favola, è un racconto tramandato, è una credenza un refolo di vento, ma punge. I Puri-Puri hanno pasteggiato abbondantemente con il mio sangue ma non li ho mai visti. Chi mi porta un Puri-Puri, anche in foto, ha la cena pagata.
Benzina: La benzina costa 95 bolivares al litro il gasolio la metà. Ciò sta a significare che con un Euro e cinquanta/ uno e sessanta faccio il pieno alla mia Punto (non commento mi verrebbe una parolaccia, mettete voi quella che preferite). Qualche rapporto;  1 litro d’acqua = 18 litri di benzina, una coca in lattina = 11 litri di benzina, un panino con prosciutto = 40 litri di gasolio. Alla faccia di Moratti e tutti gli interisti (che tra l’altro di questi tempi gongolano).


Toilettes: In Venezuela, come in tutti i paesi centroamericani che ho visitato, non c’è un sistema fognario per le acque nere, questo è sostituito dai pozzi neri. Il pozzo nero è una fossa interrata dove confluiscono tutte le arepas e le impanadas ormai elaborate da quel fantastico insieme di organi che chiamiamo apparato digerente. Questo fa si che sia sconsigliato gettare carta perché intaserebbe, essendo di difficile decomposizione, il pozzo ed il lavoro di tutti gli organismi che vi abitano.
Ciò che non gradisce il pozzo va messo (debitamente piegato ) in un cestino posto appositamente nell’angolo del bagno. Se il vostro turno è immediatamente successivo ad un esemplare di Homo Sapiens  colto, cosa piuttosto frequente, da dissenteria del viaggiatore, credetemi, non è bello.
Per i venezuelani la geografia è un opinione! Viaggiando a braccio e macinando molti chilometri in autobus, spesso capita di passare in zone o cittadine sconosciute e la curiosità del viaggiatore deve essere soddisfatta. Essendo in possesso di una dettagliata cartina stradale, vien da sé chieder lumi a chi in quella cittadina ci abita (probabilmente da generazioni). Sbagliato! Scendendo dall’autobus a cartina spiegata, palese è che cerchiamo informazioni. A piazza piena il fuggi-fuggi è generale e di li a poco il vuoto. La musica in sottofondo è quella di Mezzogiorno di fuoco, il vento che fischia e alza la polvere, i covoni che rotolano, qualcuno è restato. Solitamente le domande si fanno agli zoppi od ai fornai. I primi non possono scappare, i secondi se scappano gli fregano il pane. La mappa è distesa nella polvere ed alla domanda, “ Scusi mi sa indicare dove siamo?”. L’espressione è la stessa della mucca che guarda il treno passare, poi la mano passa sulla fronte e lo sguardo si fissa sulla cartina. Dopo alcuni minuti la mano, palmo in basso, rotea sulla cartina disegnando ampi cerchi (non concentrici) e sorvolando una zona grande più o meno quanto l’Antartide, senza fermar la mano, la risposta…    ” Siamo qui!”.  Al che scartiamo senza ombra di dubbio di essere in Uruguay e ritorniamo sull’autobus.

 



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